Una casa aperta in Val Sangone
A Coazze, tra il paese e il bosco: letto, cucina, cantiere — e qualcuno con cui dividerli.
Una casa non e una casa, se resta vuota. Puoi ristrutturarla, imbiancarla, assegnarle anche un nome poetico. Ma se nessuno ci cucina una pasta alle due di notte, se non ci dorme almeno un amica in fuga dalla citta, o un tizio in cerca di wifi e silenzio, allora no, non e ancora una casa. Una casa troppo grande per restare vuota e come un quaderno bello che non vuoi rovinare scrivendoci. E invece va scritto, vissuto, condiviso.
CaRina non vuole diventare l'ennesimo casale da Instagram con zero vita reale. Vogliamo animarla: con chi cerca un posto per una notte, chi lavora da remoto, chi cucina per se e poi si ferma a chiacchierare. Ma anche con gruppi e associazioni che cercano uno spazio per una settimana di lavoro insieme, o con escursionisti diretti verso le montagne della valle.
Chi arriva non trova un servizio già pronto: trova una casa in costruzione. Si sta qualche giorno o qualche settimana, si dà una mano al cantiere o all'orto, si porta quello che si sa fare, si cucina insieme. L'ospitalità qui è uno scambio di presenza — non un pacchetto turistico.
Voci dalla casa
Settembre 2026 — Laboratorio di autocostruzione
A settembre CaRina ospita un campo di lavoro con i ragazzi delle medie: tre giorni nel bosco per costruire una casa sull'albero permanente. Mani sul legno, progetto reale, risultato che resta.
Scopri il laboratorio Scopri il campoLe foto del cantiere
Visita la galleria fotografica per farti un'idea più accurata di cosa succede negli spazi di CaRina.
Guarda le immaginiIl cammino di CaRina: le fasi di rinnovamento
Prima fase: un corridoio, un bagno e una camera da letto
Tutto comincia da un corridoio. Il primo passo, il primo sguardo, quel momento in cui si entra e si capisce se un posto ha un anima. Poi c e il bagno: un luogo sacro. Deve funzionare, profumare, rassicurare. Deve dirti sei arrivato, rilassati. Infine, la prima stanza. Quattro letti. Non tanti, ma sufficienti a far nascere le prime storie. Quattro persone venute assieme o che non si conoscono e, magari, la sera si ritrovano a parlare a luci spente.
E un inizio, e come ogni inizio, e piccolo ma denso di possibilita. La prima fase di CaRina e questa: creare l ossatura minima per cominciare ad accogliere. Un ingresso che inviti, un bagno che coccoli, una stanza che accolga. Poi verranno altre stanze da letto, fino a poter ospitare dodici, quattordici persone: un piccolo gruppo che non sara mai folla ma comunita temporanea.
Non stiamo costruendo un hotel, ma un posto dove stare bene. E ogni metro ristrutturato, ogni piastrella posata, ogni letto montato e gia vita che entra.
Seconda fase: zona living e sala da pranzo
La seconda fase è quella in cui la casa comincia a parlare. Qui non si dorme soltanto: qui si sta. Si cucina, si discute, si leggono libri mezzi rovinati lasciati da altri, si condivide il caffè avanzato, si apre una bottiglia con chi capita. La zona living e la sala da pranzo sono il cuore pulsante di CaRina. Non serve che siano grandi, ma devono essere vere. Un divano scomodo al punto giusto, una finestra da cui guardare il tempo che passa, un grande tavolo che ne ha viste tante e ne vedrà ancora. È qui che le persone si incontrano, anche quando non hanno nulla da dirsi. E poi qualcosa da dirsi lo trovano. Con la seconda fase, CaRina smette di essere solo "un posto dove dormire" e diventa "un posto dove restare un po' di più". E magari anche tornare.
Terza fase: un orto, un pergolato e un barbecue
La terza fase è quella in cui si esce all'aperto. L'orto prende forma, il pergolato si riempie di ombra e possibilità, e un barbecue inizia a promettere serate lunghe, chiacchiere lente e profumi buoni. È il momento in cui la casa smette di finire alla porta d'ingresso e si allarga verso fuori, verso la terra, il verde, l'aria. Non serve molto: qualche pianta, una sedia comoda, un angolo per stare. Ma in questi spazi semplici può succedere di tutto: un pranzo improvvisato, una notte stellata, una conversazione che cambia il senso della giornata. La terza fase non aggiunge solo metri quadri: aggiunge vita da vivere all'aperto, e un invito a fermarsi un po' di più.
Quarta fase: oltre l'essenziale…
Questa fase è per chi ha ancora voglia di sognare prima di tornare dentro le mura. Un piccolo bosco curato, da attraversare con passo lento, dove tutto invita a rallentare. Tra gli alberi, una casa sospesa: non solo per bambini, ma per chiunque abbia voglia di guardare il mondo da un'altra altezza. Più in là, tende sospese tra i rami, leggere come idee d'estate, perfette per chi cerca silenzio, aria buona e una notte diversa. Qui non ci sono muri, ma foglie. Non letti, ma amache che oscillano piano. È la fase più libera. Quella in cui CaRina smette di essere solo una casa — e diventa un piccolo mondo da esplorare.
I laboratori artigianali, la ciclofficina e la lavanderia
Oltre alle zone dedicate all'accoglienza, stiamo progettando ambienti destinati a laboratori pratici e creativi, piccole officine cogestite dove costruire, riparare, sperimentare. Spazi dove la manualità, l'incontro e la collaborazione possano trovare casa. Accanto a questi, sono previsti anche servizi essenziali come lavanderie, depositi, aree per la condivisione di strumenti e risorse: tutto ciò che serve per abitare e far abitare in modo semplice, efficiente e collettivo.
Gli spazi comuni sono pensati per essere versatili, accessibili e co-curati da chi li vive. Non solo luoghi di passaggio, ma luoghi che generano possibilità.
L'ultima fase: una casa che si basta.
Le prime quattro fasi rimettono CaRina in piedi — i muri, i letti, la cucina, l'orto, il bosco. L'ultima, la più silenziosa, prende forma piano, mentre la casa è già viva e abitata, e la porta a diventare off-grid.
Una casa off-grid è una casa che non dipende dalle reti pubbliche — energia, acqua, gas. Produce quello che consuma e restituisce alla terra ciò che non le serve.
Non è un percorso semplice. È un tentativo. Provare a stare dentro quello che basta, senza chiedere di più. È la fase più ambiziosa, quella in cui il possibile si fa strada verso il pensabile.
Si parte dalle cose semplici. Un sistema per raccogliere l'acqua piovana e irrigare l'orto. Un piccolo impianto di compostaggio che chiude il ciclo di ciò che si mangia. Poi, un passo alla volta, il solare termico — acqua calda dal sole, come è sempre stato — e il fotovoltaico, con batterie che accumulano di giorno e restituiscono di notte. Infine, un sistema per trattare le acque grigie e restituirle alla terra.
È il prolungamento naturale di ciò che CaRina è già: un posto che prova a fare le cose con più onestà. Ospitare senza sprecare. Stare in un bosco senza consumarlo. Usare ciò che c'è senza prendere più del necessario.